Piccoli grandi eroi: la storia di Iqbal
Iqbal Masih nasce nel 1983 a Mudrike, nella provincia pakistana del Punjab.
Venduto a cinque anni come schiavo a un fabbricante di tappeti (come spesso accade, a causa dei debiti della famiglia), costretto a lavorare per più di dodici ore al giorno, all'età di nove anni, nel 1992, scappa dalla fabbrica per andare ad una manifestazione del Bonded Labour Liberation Front, dove per la prima volta sente parlare dei diritti dei lavoratori nelle sue stesse condizioni: si rifiuta di tornare in fabbrica e, in seguito ad una violenta lite col suo "padrone", è costretto a lasciare il villaggio insieme alla sua famiglia.
Ricomincia ad andare a scuola e inizia a battersi per i diritti dei bambini che in tutto il mondo erano sfruttati, sensibilizzando l'opinione pubblica e contribuendo al dibattito sulla schiavitù al punto da vincere, nel 1994, il premio Reebok Human Rights Award.
Nel frattempo, in Pakistan, sotto la pressione dell'opinione internazionale le autorità locali chiudono decine di fabbriche di tappeti, liberando centinaia e centinaia di bambini.
Il 16 aprile del 1995, in circostanze che non sono mai state del tutto chiarite, all'età di tredici anni, Iqbal viene ucciso con un colpo alla schiena mentre stava andando in bicicletta.
Ancora oggi, moltissimi minorenni vivono nelle stesse condizioni che Iqbal denunciava ventisei anni fa: l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) riporta infatti che le vittime di sfruttamento lavorativo sono circa 152 milioni (68 milioni di bambine e 88 milioni di bambini), e di questi 73 milioni sono impegnati in attività pericolose per la loro salute.
Impiegati negli ambiti più disparati, dalle fabriche di mattoni alle miniere, alle piantagioni, all'industria tessile, come nel caso di Iqbal, questi giovani schiavi sono spesso a contatto con materiali pericolosi o con sostanze chimiche tossiche e quasi sempre sottoposti ad orari di lavoro prolungati.
Ci è facile immaginare che un bambino costretto a lavorare, anche in situazioni meno rischiose di quelle appena viste, non avrà la possibilità di andare a scuola e di giocare, due attività che, secondo quanto stabilito nella Convenzione di New York (artt. 28 e 29 e art. 31), costituiscono diritti inalienabili di ogni bambino e bambina.
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha stabilito, nell'ambito delle attività dell' Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, che il 2021 fosse l'Anno internazionale per l'eliminazione del lavoro minorile, invitando gli Stati e le organizzazioni della società civile a mettere in campo attività di sensibilizzazione e buone pratiche.

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